1994 – 2004

Quante cose avvengono per caso? Ma quante altre cose invece nascono dalle nostre mani, dalla volontà di restituire una forma a qualcosa che l’aveva perduta, o ancora di rinnovarla, trasfigurandola in altro da sé?

NAVIGANDO 2004. Tecnica mista su tela, 60x45cm

IN THE SNOW 2004. Tecnica mista su legno, 90x180cm

IN THE SNOW 2004. Tecnica mista su legno, 90x180cm

E’ da questa incessante battaglia tra casualità e determinazione che nascono questi lavori; sempre protesi verso una dimensione concettuale, anche se concettualmente versatili.

LOOK 1998. Tecnica mista su cartone, 100x70cm (collezione privata) – NEL VORTICE 1998. Tecnica mista su cartone, 100x70cm (collezione privata)

La produzione artistica di Cufrini tra il 1994 e il 2004, non nasce da pruriti interiori bene incarnati da molta esposizione contemporanea. La sua ricerca è volta innanzitutto ad accettare la sfida esistenziale della trasformazione del sé, qui ed ora.

PAESAGGIO NOTTURNO 1998. Tecnica mista su Legno, 80x110cm (collezione privata)

PAESAGGIO AL TRAMONTO 2003. Tecnica mista su cartone, 55x70cm (collezione privata)

Cufrini si abbandona allo sguardo che accetta la ferita e la ricompone in modo alchimistico, presagendo che solo un dolore accettato e trasformato, cambierà (senza pretenderlo) il mondo.

PASSAGGIO 1999. Tecnica mista su mdf, 105x170cm (collezione privata)

NELLA GROTTA 1999. Tecnica mista su mdf, 60x90cm (collezione privata)

Il colore ricorda la materia, un profumo di ruggine, un sapore di tempo. I pieni e i vuoti dell’ombra e la geometria riscoperta attraverso linee cromatiche oscillano tra pittura e scultura, come se tutto facesse parte di una ricerca da intraprendere ogni volta da capo, senza etichette di sorta.

TRAPPOLA 2002. Ferro, 24x20x3cm – TRAPPOLA 2002. Ferro, 30x12x3cm (collezioni private)

Attratto dalla vita segreta della materia e delle cose inanimate, l’artista ridesta alla vita oggetti e materiali dismessi, colti a caso per scelta in ambienti separati.

EMERGENZA 2001. Tecnica mista su mdf, 70X50cm – INSETTO IMPAURITO 2002. Tecnica mista su mdf, 70x50cm (collezioni private)

SCENA DI CACCIA 2002. Tecnica mista su mdf, 110x210cm (collezione privata)

Come immerso in un’operazione di restauro ne studia e ne rispetta le lacune, le cadute di colore, le patine di ruggine, muffe, sgocciolature, mettendone in valore il potenziale cromatico e formale.

MASCHERA 2000. Ferro, 40x50x13cm – FISCH 2000. Ferro, 28x35x13cm (collezioni private)

Con elegante maestria ricompone sculture e superfici ieratiche, che rivelano un approccio classico e sapiente alla composizione, basato sulla ricerca di un equilibrio, di una complementarietà di forma e colore, di pieni e di vuoti, di accordi tra superfici lisce e scabrosità.

ARABESCHI SPAZIALI 2000. Tecnica mista su mdf, 105x210cm (collezione privata)

CONDOTTIERI AL DUELLO 2001. Tecnica mista su legno e tela, 100x200cm (collezione privata)

Lungi da qualsiasi leziosità e pure attento al risultato estetico, l’autore conferisce alla materia di scarto una sua dimensione di bellezza e armonia, che suggerisce l’idea di un rapporto con l’antico – evocato da questi suoi “reperti” – come spunto di riflessione e di rinnovamento.

NEL CORPO E NELL’ANIMA 1998. Legno, ferro e cemento, 80x25x20cm

Ad ogni modo, l’opera non si definisce esclusivamente in rapporto al suo significato, non è esercizio intellettuale fine a sé stesso ma, al contrario, essa acquisisce vitalità e concretezza in quanto significante, risolvendosi nel gesto ed evidenziandosi attraverso la manipolazione della materia.

INVASATI 2003. Tecnica mista su tela, 100x100cm (collezione privata)

DUELLO MORTALE 2000. Tecnica mista su tela, 70x100cm (collezione privata)

SOTTO IL CIELO BIANCO 2000. Tecnica mista su mdf, 70x100cm (collezione privata)

Cufrini è interessato alla contaminazione delle tecniche e declina la sua ricerca nei termini di un partecipato dialogo con la materia.

POLIS 1999. Legno e gommalacca, 40x30x4cm – TORO INCATENATO 1999. Legno e ferro, 45x45x30cm  (collezioni private)

Attraverso l’assemblaggio di forme ovunque trovate e recuperate, l’artista “compone” oggetti il cui significato è ambiguo, suscettibile cioè di un’articolata varietà di interpretazioni.

FECONDAZIONE 1999. Tecnica mista su cartone, 51x72cm (collezione privata)

SULLA CRESTA 1999. Tecnica mista su cartone, 50x70cm (collezione privata)

MAREGGIATA 2001. Tecnica mista su legno, 60x90cm (collezione privata)

La trasandatezza nonchalante di Cufrini è la naturale conseguenza del fiuto di un randagio, che annusa improbabili “prelibatezze” in una catasta d’immondizia, caotica e indistinta.

TRAPPOLA 2000. Tecnica mista su cartona, 55x70cm (collezione privata)

MAREGGIATA 2001. Tecnica mista su legno, 60x90cm (collezione privata)

MAREGGIATA 2001. Tecnica mista su legno, 60x90cm (collezione privata)

Sarebbe un’aberrante forzatura, fuori luogo, ma soprattutto, fuori tempo, ravvisare in questo suo particolare sentore una dichiarata volontà di adesione ad Apollinaire e alla poetica dell’”objet trouvè”.

TORO 1998. Legno e ferro, 55x30x15cm – TRE CARAVELLE 1998. Legno, 50x45x20cm  (collezioni private)

Ne deriva che, lo scarto e il materiale di recupero, cessano di essere reperti di realtà “da lungo tempo intrisi di umanità” (contrariamente, perciò, all’affermazione del poeta). 

INCONTRO FORTUITO 1999. Tecnica mista su mdf, 100x70cm – GUERRIERO 2001. Tecnica mista su legno, 87x61cm  (collezioni private)

INCUBO 1998. Tecnica mista su carta, 30x18cm. (collezione privata)

D’altro canto, siffatto atteggiamento, non è neppure omologabile con i presupposti teorici e programmatici dell’Arte Povera.

TORO 1997. Ferro e cemento 55x30x25cm – PROTESO 1997. Acciaio e cemento 65x20x25cm (collezioni private)

Cufrini segue il suo fiuto, “contaminato” da questo e da altro ma, in definitiva, simile solo a sé stesso.

VEGETAZIONE SPONTANEA 1997. Piombo e legno, 75x20x25cm (collezione privata)

VERSO IL CIELO 1997. Ferro e terra, 450x350x300cm

ANIME INQUIETE 1997. Ferro, 450x300x250cm (particolari)

Valori plastici e pittorici si fondono in un unicum significante, all’interno del quale le esperienze (nonché la memoria) del gesto, dell’assemblaggio, della stratificazione materica diventano cifra stilistica di comprovata autenticità.

RIDONDANZA 1997. Ferro, 190x190x25cm

Egli assegna ruoli e funzioni nuove a ciò che nuovo non è più, ridefinendo il valore estetico di ogni forma.

ASCESA 1997. Acciaio e smalto, 350x160x270cm

Ne deriva la condizione per la quale l’artista riesce ad evidenziare particolari apparentemente insignificanti eppure provvisti di una suggestiva evidenza plastica o cromatica.

ANCHE OGGI SPLENDE IL SOLE 1995. Smalto e carta su cartone, 100x70cm (collezione privata)

ALLINEAMENTO 1995. Acciaio e pietra, installazione

Attraverso il suo modus operandi, Cufrini intrattiene un esemplare rapporto con l’arte antica e moderna, oltre che con la realtà del suo tempo. 

NIDO 1997. Acciaio e fieno, installazione Terme di Pompeo, Ferentino (FR)

Non per puro caso egli, cosi come fece Rauschenberg qualche decennio fa, sembra coniare nuovamente la parola Combine per battezzare una nuova tipologia di opera che “combina” aspetti della realtà, vanificando le storiche distinzioni tra generi artistici.

INSTALLAZIONI e SCULTURE 1997. Chiostro di San Francesco, Biennale d’Arte di Alatri, (FR)

Accade così che in un contesto espressionista-astratto vengano inscritti oggetti di uso quotidiano raccolti ovunque dall’artista, che, in tal modo, li salva dall’oblio e li investe di nuovi significati.

Del resto il mondo stesso è una grande opera pittorica “Il n’y a pas de raison de ne pas considérer que le monde est une gigantesque peinture” (da un’intervista ad “Ars” di Robert Rauschenberg, 1961).

Un succedersi, un concatenarsi e un dipanarsi di elementi pittorici e scultorei, un plurale accadimento di realtà e circostanze, per cui l’atto stesso di mettere in rapporto immagini  e forme costituisce di per sé l’artisticità. Un’operazione, quella del fare arte, da compiersi non fuori dal mondo, meramente a livello mentale, bensì dentro il mondo, a livello delle cose e degli oggetti.

Il modo attraverso il quale Cufrini sceglie di fare arte incrocia necessariamente varianti tecniche e suggerimenti espressivi, tanto che i lavori combaciano innegabilmente con il flusso della vita.

Un fare arte, quindi, che risponde al quotidiano di cui, come più volte si è detto, raccoglie i materiali e le testimonianze che, assemblati, ne esprimono i traumi e le violenze nell’ambito concreto dell’esistenza.

Trovo le opere di Cufrini fresche, libere ed astute. Sorgono da quella spontaneità che gli appartiene e migrano con leggerezza verso i luoghi fantastici dell’immaginazione e non stupisce, che anche da pochissime ceneri possa far nascere una meravigliosa Fenice.

Testi di:
Biagio CACCIOLA
Guido
PECCI
Angela SANNA
Alessia ZOLFO